La scoperta del ritratto di Federico II opera di Nicola Pisano

 

A Palermo, in collezione privata, è conservata una testa marmorea a tutto tondo 30 x 23 x 26 cm, in marmo bianchissimo con patina giallastra. Raffigura uomo con corona bassa e piatta con bordo a dentellatura triangolare e velo che scende dal retro. Volto energico, sguardo verso l’alto, baffi appena accennati, barba e basette corte curate. Collo a rottura irregolare: è frammento di una statua intera più grande, eretta e completa, destinata ad essere vista da ogni lato in spazio libero. Ha perno metallico arrugginito su piedistallo esagonale, forse in origine ottagonale. 

 L’autore la identifica per confronto con tre ritratti certi: 

 – Statua in trono di Porta di Capua (1239): distrutta dai napoleonici, ora acefala al Museo Campano di Capua. La conosciamo dal disegno di Seroux d’Agincourt di fine ‘700 e dal calco in gesso di Antonio Solari. Stessa corona bassa. 

– L’Augustale: moneta d’oro dal 1231 con Federico laureato di profilo, senza barba, che riprende i profili imperiali romani. 

– Busto puer di Genova (1942) Collezione Santarelli di Roma: Federico giovanissimo, senza barba, degli anni ’30. È il ritratto ideale Puer Apuliae, soprannome che Federico scelse nel viaggio del 1212 verso la Germania perché, seguendo Gioacchino da Fiore, si vedeva come portatore del Terzo Stato, lo Stato dei Fanciulli. 

La testa di Palermo, con barba, è il ritratto più maturo, datato prima metà degli anni ’40 del Duecento, pochi anni dopo Capua e subito prima della partenza di Nicola per la Toscana. L’origine della corona piatta, non è un’invenzione. Deriva da: 

– Il sigillo imperiale dopo il 1229: Imperatore Romano e Re di Sicilia e di Gerusalemme. 

– I ritratti di Augusto: Ara Pacis e statua del Museo Nazionale Romano, di realismo classico neo-attico. 

– L’imperatore Gallieno (III sec.) con barbetta e sguardo contemplativo. 

– L’altare dei Cosmati (1200 ca.) in Santa Maria in Aracoeli sul Campidoglio, dove Augusto è raffigurato con corona stellata a triangoli, legato alla leggenda della Sibilla. 

– Monete romane di Tiberio, Caracalla, Gordiano III e il cammeo di Antonia Minore al Bargello. 

L’autore ipotizza che Federico vide tutto questo a Roma nel 1212, diciassettenne, ospite di Innocenzo III, andando in Germania per farsi incoronare Re dei Romani. 

  

 

Altra tesi rivoluzionaria: Federico fu a Pisa non solo nel 1226, ma già nel 1220. Tornando dall’incoronazione imperiale di Roma, passò per Bolzano, Trento, Modena, Bologna e poi Pisa, dove conobbe Leonardo Fibonacci. Il Liber Abaci gli fu presentato allora, il Liber Quadratorum del 1225 fu la risposta. 

 A Pisa alloggiò nel palazzo sull’Arno di Federico Barbarossa. Accanto c’è il campanile di San Nicola, a pianta ottagonale sotto, esadecagonale in mezzo , esagonale sopra. 

 Questi numeri sono quelli della Cappella Palatina di Aquisgrana di Carlo Magno, dove Federico fu incoronato nel 1215: nucleo ottagonale (8) con deambulatorio esadecagonale (16), cupola con 8 spicchi esterni e 16 interni, lato 18 piedi (3×6). Perimetro 8×18=144 piedi = 144 cubiti della Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse. 6 è metà di 12 e doppio di 3 (Trinità). 

 Da qui nasce l’idea di Castel del Monte (dopo il 1240): pianta ottagonale, 3 colonne per angolo, torre con volta a 3 costoloni, torre con volta a 6, e soprattutto l’angolo del pedimento della facciata di 108°, angolo interno del pentagono. Rapporto lato/diagonale 1:1,618 = sezione aurea, che è la sequenza di Fibonacci 0,1,1,2,3,5,8,13… 

 Stesso segreto nel Battistero di Pisa (iniziato 1152 da Diotisalvi): 20 arcate cieche sotto con 4 porte (20:4=5) e 60 arcate sopra con 12 finestre (60:12=5). Visto dall’alto è un pentagramma, forma rotonda come la Tomba di Cristo a Gerusalemme. 

Nicola, nato in Puglia verso il 1210, si forma alla Corte federiciana nelle arti minori, glittica e cammei. Forse fece tirocinio in bottega di cammei, da qui il suo realismo classico. 

Il suo capolavoro pisano, il pulpito del Battistero del 1260, è un manifesto gioachimita del Terzo Stato, basato su amore profondo, libertà, anticonformismo: 

  

– 5 pannelli: 3 sul Bambino Gesù, solo 2 sul Cristo adulto. Mai visto prima. 

– Cita l’antico pagano: il fanciullo nudo del Cratere di Dioniso al Camposanto. 

– La Fortezza completamente nuda ed erculea, simbolo di libertà di espressione, scelta appassionata di Nicola sostenitore di Gioacchino. 

 Nei due pulpiti la corona del Re più giovane dei Magi ha significato simbolico legato a Federico: 

– Nel pulpito pisano: corona ricchissima di grandi fiori = Terzo Stato dei gigli dopo ortiche e rose. 

– Nel pulpito senese: corona piatta circolare identica a quella di Federico II. 

  

L’autore sostiene che questa passione non viene solo dall’aver visto Porta di Capua, ma dall’aver conosciuto di persona Federico II, idealizzato come motore di una nuova era, ed esserne stato incoraggiato. 

Per gratitudine, Nicola traduce la corona di Federico in architettura. Subito dopo il pulpito, al secondo livello esterno del Battistero, realizza un loggiato con 60 arcate e 30 timpani triangolari = corona circolare con dentelli. Suo figlio Giovanni Pisano alla fine del ‘200 aggiungerà il terzo livello con 20 finestre e timpani, ancora più simile alla corona. 

 Questa testa è un capolavoro che cambia la storia dell’arte: 

 Le sculture di Porta di Capua e il Cavaliere di Castel del Monte, come le statue sui portali gotici, erano ancora frontali, gerarchiche, simmetriche, senza visione da tergo. 

 La testa di Palermo invece è a tutto tondo in libero movimento, con vitalità, delicatezza, profondità psicologica e solennità. Ricerca ritrattistica di modernità sorprendente, riflesso dell’anima vibrante del modello. Si avvicina all’effetto di Donatello e Michelangelo. È il primo vero ritratto rinascimentale, 800 anni dopo i ritratti degli imperatori romani incluso Augusto. Anche il busto di Augusto del Museo Nazionale Romano era per nicchia, senza retro. Il Colosso di Barletta è solo a 2/3. Questa doveva essere statua intera eretta. 

Se giudicata capolavoro giovanile siciliano (quasi 800 anni da Nicola), Nicola va considerato già di primissimo piano, precursore della scultura rinascimentale. 

 Come prova che la statua completa esistette e fu in Toscana (in città ghibellina), l’autore cita le copie in Toscana: 

 – Jacopo della Quercia a Bologna, porta di San Petronio, Re Magi con corona piatta federiciana. 

– Sala del Consiglio di Lucignano (metà ‘400): Aristotele, Cicerone, Augusto, Virgilio con velo e corona appiattita come Palermo. 

– Giotto, Padova 1304, Cappella Scrovegni, la Speranza con corona piatta a triangolini come Capua. 

– Tino di Camaino, Carità per Arrigo VII a Pisa 1311-12, ora Museo Bardini: stessa corona. Simboleggiava il Buon Governo e l’inizio del Terzo Stato dopo la vacanza imperiale. Stessa corona nel sigillo ufficiale di Pisa e nella Madonna di Ettal portata da Ludovico il Bavaro in Germania. 

– Tino la usa anche in chiave guelfa: tomba del vescovo Antonio d’Orso (1321, Duomo di Firenze) che difese Firenze da Arrigo VII, con donna in decomposizione con corona bassa federiciana. 

 Quindi artisti toscani del ‘300 e ‘400 conoscevano la corona e quindi una statua originale esistente. Dopo un po’ fu distrutta e nascosta, e solo pochi eletti ne conobbero il segreto. 

  

In conclusione, oltre alla nota testa di Silvano di Porta di Capua e al Cavaliere del cortile di Castel del Monte (iniziato 1240, forse di autore nordico gotico, quindi non di Nicola dopo il 1245, terminus ante quem della partenza), l’autore propone in modo persuasivo l’accostamento di Nicola ai due Grifoni di Trani, con modellato morbido, chiaroscuro impressionistico, energia e spirito nobile ed eroico, molto vicini alla testa di Palermo. 

Tratto ” DA NICOLA PISANO A TINO DI CAMAINO”

Momenti significativi della scultura gotica italiana.

Naoki Dan

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